TORNA ALL'ELENCO
Immagine copertina news

Paura di guidare. Il parere dell'esperta

30 / 04 / 2020 30-04


Guidare l'auto. Un'azione quasi naturale per alcuni, poco gradevole se non addirittura ansiogena per altri tanto da non riuscire a mettersi al volante.
Uno studio condotto dal Centro Studi e Documentazione Direct Line rivela che il 68% degli automobilisti italiani ha provato la sensazione della paura di guidare in determinate circostanze. La maggior parte degli intervistati ha precisato di aver continuato comunque ad utilizzare l'automobile; chi trovando strategie per aumentare il proprio senso di sicurezza (scegliendo ad esempio strade alternative, facendosi accompagnare, studiando il percorso per non farsi cogliere impreparato), chi sopportando la "fatica" nel corso del tragitto (6%) o un'intensa ansia (5%). Il 7% degli intervistati ha ammesso di aver rinunciato del tutto all'automobile in favore di altri mezzi mentre il 5% ha rinunciato addirittura a spostarsi.

Per comprendere le ragioni di questa fobia, QuiAutovie ha chiesto a Jennifer Gregoretti, psicoterapeuta operativa a Latisana (UD) di analizzare il problema.

Se la paura di guidare non è occasionale ma persistente (dura da almeno sei mesi), interferisce con la vita di una persona e provoca un'ansia sproporzionata rispetto alle circostanze reali allora si parla di "amaxofobia."

Come si manifesta?


I sintomi psicofisici sono diversi e possono comparire già prima di entrare in auto: accelerazione del battito cardiaco, iperventilazione, senso di vertigine, sensazione di mancanza d'aria e disturbi gastrici, solo per citare i più frequenti. Questi sintomi spesso innescano una sorta di circolo vizioso perché subentra la paura di avere paura e quindi le persone adottano la strategia cosiddetta "dell'evitamento", non mettendosi al volante.

Quali sono le situazioni di cui si ha paura?

C'è chi teme di guidare al buio e chi ha paura della velocità in autostrada, chi si preoccupa di poter restare bloccato nel traffico o dentro a una galleria, chi si spaventa davanti a spazi ampi, considerati poco protetti, come ponti e viadotti.

Le ricadute sulla qualità della vita sono quindi piuttosto pesanti?

Sì. La paura di guidare rischia di limitare fortemente la libertà di movimento e di conseguenza l'autonomia delle persone che rinunciano a tutte quelle attività in cui sarebbe necessario utilizzare la vettura. Ecco quindi che rischiano di perdere occasioni lavorative, di rinunciare ad attività sociali, svaghi e interessi. Questa paura ha pesanti ripercussioni anche economiche e relazionali che incidono sul benessere psicologico delle persone. Tutte queste rinunce danneggiano l'autostima delle persone e rinforzano la convinzione di sentirsi incapaci e falliti.

Quali possono essere i motivi profondi che scatenano questa paura?

Guidare rappresenta simbolicamente l'indipendenza, lo sganciamento dalle proprie figure di riferimento. Aver paura di guidare, quindi, può essere l'espressione di una difficoltà di separazione da queste figure.
Questa fobia potrebbe derivare da una scarsa fiducia in se stessi e nelle proprie capacità; in altri casi può insorgere a causa di giudizi negativi ricevuti da persone importanti per il soggetto, giudizi che per il loro contenuto lo hanno scoraggiato nel momento in cui si stava approcciando alla guida. La paura di guidare può anche manifestarsi in seguito a un'esperienza traumatica.

C'è una fascia d'età più soggetta a questa fobia?

No, direi che è trasversale ma con l'avanzare dell'età aumenta e, in questo caso, può essere collegata alla consapevolezza di avere i riflessi meno pronti o alla presenza di problemi di salute che fanno sentire il guidatore meno sicuro.

E tra i neopatentati?

Rispetto ai neopatentati nello specifico posso citare un sondaggio condotto da Autoscout24 (portale online di vendita di auto usate ndr). La ricerca condotta su un campione di neopatentati ha rivelato che oltre il 58% degli intervistati si sente sicuro delle proprie capacità di guida, mentre il 30% soffre di attacchi d'ansia. Tra le paure riportate troviamo quella di non riuscire a parcheggiare (28%), del traffico (22%) e di investire i pedoni e causare incidenti (19%).

Ci sono differenze di genere?

Sembra che questo genere di paura sia più diffusa fra le donne e ciò sicuramente in parte è frutto di un pregiudizio culturale ancora molto diffuso, il famoso "donna al volante pericolo costante".

Chi cerca di reagire, che tipo di strategie adotta?

C'è chi allunga il tragitto pur di evitare le situazioni temute scegliendo una strada meno trafficata, un percorso alternativo, evita l'autostrada ad esempio, oppure studia l'itinerario nei minimi dettagli prima di mettersi alla guida o, ancora, guida con qualcuno a fianco per sentirsi più sicuro.

Si tratta di strategie efficaci?

In realtà non fanno altro che mantenere o addirittura peggiorare la situazione di insicurezza di fondo, perché confermano la convinzione di non essere capace, di non riuscire ad affrontare quell'attività, di non farcela da solo.

Che consigli può dare a chi soffre di questa fobia?

Proverò a dare qualche indicazione generale, ma ci tengo a precisare che, per essere efficaci le strategie devono essere cucite su misura, in base al vissuto della persona, alle sue peculiarità e sensibilità. Un modo utile per riprendere confidenza con il mezzo, aumentando le competenze è quello di riprendere un percorso con un istruttore di scuola guida qualificato. Una buona rassicurazione può essere rappresentata dal mantenere la vettura sempre in perfette condizioni; dal prendere maggior confidenza con tutte le funzioni della propria auto, facendolo a motore spento; dal cercare di rendere l'abitacolo più confortevole possibile per sentirci a nostro agio una volta in transito. È importante sperimentare gradualmente, mettendosi magari inizialmente in viaggio in orari e strade poco trafficati. Se ci spostiamo perché abbiamo un appuntamento, possiamo partire in anticipo, in modo da non sentirci ancora più agitati per il timore di arrivare tardi. Possiamo anche aiutarci con la respirazione diaframmatica che favorisce il rilassamento e poi mandare messaggi incoraggianti e tranquillizzanti al nostro cervello, messaggi che però sentiamo veri. Se ci diciamo "sono sicuro di me e posso gestire qualsiasi cosa" noi per primi sappiamo che non è vero, ma se ci diciamo "sto guidando in modo prudente" o "conosco bene questa strada" si tratta di un messaggio autentico che ci può aiutare.

E se non basta?

In questo caso è opportuno rivolgersi a un professionista. Insieme a uno psicoterapeuta, infatti, si potrà comprendere cosa si cela dietro a questo malessere.
Le cause dell'amaxofobia e le situazioni ansiogene possono dipendere da diverse cause che per poter essere superate vanno individuate e affrontate correttamente. Se per esempio alla base c'è un evento traumatico, si partirà dall'elaborazione del vissuto, dei pensieri e delle sensazioni fisiche collegate a quell'esperienza esperienza per poi intraprendere il percorso che porterà a ritrovare il giusto equilibrio.

Note:

La dottoressa Jennifer Gregoretti riceve a Latisana (UD), in via Sabbionera 89